Santa Croce di Magliano, martedì 04 dicembre 2018

     

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viaggi straordinari


Sandro e Michele, da Termoli al Circolo polare artico in sella alla moto: un’avventura di 16mila chilometri


 

La straordinaria esperienza ‘on the road’ di Sandro Travaglini e Michele Alfieri. In 22 giorni di viaggio in moto hanno attraversato 20 nazioni e hanno raggiunto una meta molto ambita dai motociclisti: la penisola di Kola nel Circolo polare artico. Ma la loro meta personale è la strada…

di Roberta Morrone

fonte: https://www.primonumero.it/2018/12/sandro-e-michele-da-termoli-al-circolo-polare-artico-in-sella-alla-moto-unavventura-di-16-000-chilometri/1530534420/

La meta è solo una parte del viaggio la cui essenza è la strada percorsa per arrivarvi. Lo sanno bene Michele Alfieri, 34 anni di Santa Croce di Magliano ma residente a Termoli da 5 anni, e Sandro Travaglini, 37 anni naturalizzato termolese da quando ne aveva 6. La loro avventura, intrapresa lo scorso 20 ottobre e terminata l’11 novembre, si può a ben vedere definire ‘epica’, così come a loro piace definirla. In sella alle loro moto ‘super adventure’, una Ktm 1290 T per Sandro e una Ducati Multistrada per Michele, in poco più di venti giorni hanno macinato 16.000 chilometri, attraversando ben 20 Paesi.

Italia, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Russia, l’intera penisola Scandinava con Finlandia (Lapponia compresa), Svezia, Norvegia dove hanno raggiunto Capo Nord, e poi giù passando per Danimarca, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Liechtenstein, Germania, Francia. Un’impresa per molti, non per loro due che rimarcano come quella sia per loro la normalità dell’idea di viaggio.

Sandro, in particolare, non è nuovo a queste esperienze estreme. “Mi è sempre piaciuto viaggiare, da piccolo lo facevo in treno e in aereo, poi ho scoperto la moto”. E da allora non l’ha più abbandonata. I suoi viaggi sulla due ruote iniziano nel 2008 e, di anno in anno, l’asticella della difficoltà e dei chilometri si è spostata sempre più avanti. Memorabile anche il viaggio compiuto lo scorso anno, 12.000 chilometri in solitaria in Paesi del continente euroasiatico che in pochi si arrischierebbero ad attraversare.

Quell’esperienza gli ha fatto desiderare di viaggiare insieme a qualcun altro che però avesse la sua stessa concezione del viaggio. E quel qualcuno lo ha trovato in Michele. “Con lui è come se viaggiassi da solo, non perché lui non ci sia ma perché siamo all’unisono”. Stessa idea di come affrontare il percorso, stessa resistenza, stesse esigenze, o meglio poche esigenze e niente vizi: “il fumare ad esempio comporterebbe notevoli rallentamenti e nervosismo”, stessa preparazione fisica: “fondamentale per affrontare avventure simili” e identica passione. Per Michele la moto è una scoperta più recente, il suo primo viaggio di una certa consistenza risale infatti allo scorso anno ma quello da poco conclusosi – raccontano i due a Primonumero.it a pochi giorni dal ritorno – è stata un’altra cosa.

Mesi di sacrifici al lavoro – Sandro è impiegato alla Sevel mentre Michele alla Fca di Termoli – per prendersi le ferie che consentono loro di vivere avventure di tale sorta. “Un viaggio in moto per essere entusiasmante per me dev’essere almeno di 10.000 km”, spiega Sandro aggiungendo che “non ho paura dei rischi e degli ostacoli che potrò incontrare. L’unica preoccupazione è di non riuscire a terminare il viaggio”.

Preparato sotto tanti punti di vista, con ben poco lasciato al caso (dalla manutenzione del mezzo agli equipaggiamenti, dalle scorte alla programmazione dei km giornalieri) ma con la libertà di fermarsi dove si vuole, senza pianificare le soste. Tantomeno vengono programmate tappe in albergo, dato che Sandro e Michele dormono in tenda o, in alcuni limitati casi, a casa dei tanti che si offrono di ospitarli. “Uniamo l’economia e lo spirito d’avventura e solo così mi sono potuto permettere – spiega Sandro – di visitare circa 50 Stati”. Un viaggio come quello raccontato è costato meno di 2000 euro a testa, la maggior parte dei quali per il carburante. Lo spirito di adattamento non manca loro, nelle tre settimane di viaggio si sono nutriti poco e a volte per una sola volta al giorno, un po’ per scelta e un po’ per necessità perché “a meno 20 gradi il cibo che avevamo portato era ghiacciato”.

Niente hotel, ristoranti o musei, solo strada e natura. Tante le città visitate in lungo e in largo in moto, tra cui hanno ammirato soprattutto San Pietroburgo, Mosca, Riga, Tallinn, Copenaghen. L’emozione della visita ad Auschwitz è un capitolo a sé ed è impresso nella memoria di entrambi.

Ma l’avventura, quella vera e agognata, è stata l’esplorazione del territorio, e in modo particolare del Circolo polare artico che i due centauri hanno girato per 3000 km. In inverno? Certo, non avrebbe avuto senso per loro andarci in estate. L’approdo a Capo Nord in Norvegia, nella regione della Lapponia in Finlandia, nella penisola di Kola, situata nell’estremo nord-occidentale della Russia, hanno rappresentato per i due motoviaggiatori una sfida nella sfida. Lo spettacolo estemporaneo dell’aurora boreale è ancora vivido nei loro occhi, così come quello dei branchi di renne che attraversavano la tundra a pochi passi da loro.

Le asperità del territorio però hanno comportato disagi notevoli ai due e alle loro moto, cui va aggiunto l’isolamento di quelle lande in cui il nulla – o il ghiaccio – la fa da padrone e vi si possono incontrare solo temerari sparuti cacciatori. E l’incontro con alcuni di loro è stato provvidenziale quando, sulla strada per Musmark, città sul Mar Bianco nell’isola di Kola, hanno trovato un crepaccio a causa del quale hanno spaccato il cerchio posteriore della moto. La notte non sarebbe passata facilmente senza il loro aiuto nell’accendere il fuoco con strumenti appositi (a quelle temperature un normale accendino o apparecchiature elettriche non funzionano), nel dar loro vodka, liquori, lardo e quant’altro necessario ad alzare la temperatura corporea e per scortarli fin dove hanno potuto, il giorno seguente, riparare le loro moto e riprendere la loro avventura.

Sul loro cammino hanno incontrato anche Sasha. “Ho scoperto che è il corrispettivo russo del mio nome”, fa notare Sandro. Sasha si è prodigato per loro, senza chiedere nulla in cambio, facendo 1000 km in due giorni e aiutandoli con la lingua negli uffici preposti a rinnovare il visto che nel frattempo, a causa di ritardi forzati sulla tabella di marcia, era scaduto. La sua mediazione è stata fondamentale data la diffidenza delle autorità russe che si sono viste due turisti in una zona militare con cantieri nucleari che di turistico ha ben poco.

È questa una costante prima, durante e dopo i loro viaggi: in pochi riescono a capire lo spirito dei loro itinerari che quasi nessuno farebbe. “Chi mai andrebbe in Bielorussia in inverno?” Non a caso una delle prime disavventure ha avuto luogo lì, alla dogana dove i due sono stati arrestati. Arresto motivato dall’elusione di un posto di controllo (la lacuna è stata dei militari, ndr) ma che per fortuna si è risolto nel giro di qualche ora e con un’esigua multa. Nessuna diffidenza invece da parte delle tante persone comuni incontrate durante il viaggio che, anzi, nutrono grande ammirazione per loro.

“Il motociclista in genere attira curiosità, le persone lo circondano non appena si ferma e in tanti si offrono di dargli una mano”. Sono molti anche i seguaci sui social network che li hanno invitati a fermarsi nelle loro case. “Spesso le offerte arrivavano quando noi eravamo già ripartiti”, e il motivo è che Sandro, che ha tenuto un diario di viaggio su facebook, non sempre riusciva a scrivere in tempo reale.

L’accoglienza migliore che hanno trovato? “In Svezia, a Malmö, dove abbiamo incontrato un siciliano emigrato lì che ci ha ospitati in maniera straordinaria”. Anche lui li aveva conosciuti tramite Facebook così come tanti altri. “Dall’ammirazione delle persone capiamo che stiamo facendo un’impresa epica”. Sarà perché è impossibile non notare la loro passione, non dettata dall’interesse di farsi pubblicità o di dimostrare qualcosa a qualcuno bensì autentica.

Ore ed ore di viaggio, tanta resistenza, nessuna comodità, temperature proibitive, strade dissestate e non illuminate e, talvolta, isolamento dal resto del mondo. Ha tutte le sembianze di una sfida con se stessi e Sandro lo conferma: “Lo faccio anche per vedere il mio limite. Posso dire che non l’ho ancora trovato”.

Alla domanda “Come affrontate il fatto di lasciare qui qualcuno?” la commozione è palpabile. “Quella è la parte più difficile del viaggio – confessa Michele -, l’unica vera difficoltà, le altre le risolvi e ti viene in soccorso l’esperienza ma in quella no”. Michele a Termoli ha una compagna e una figlia di un anno e mezzo. Ma aggiunge che quella è anche la parte più bella del viaggio, perché ti motiva quando stai per tornare a casa e conti i giorni che mancano al riabbracciarli. Sandro invece ha un figlio di 9 anni che “è come me, soffre la lontananza da chi ama ma è allo stesso tempo felice perché sa che io lo sono, ed è consapevole che tornerò da lui”.

Il prossimo viaggio? I due amici ci stanno già pensando. “Probabilmente sarà in Africa, vogliamo attraversare il deserto del Sahara”. Sempre con le stesse compagne di viaggio? Sandro è perentorio nel dire sì e spiega perché. “Alle altre 5 moto che ho avuto mancava qualcosa, infatti mi guardavo sempre intorno e dopo i 100.000 km le cambiavo”. Non così per quest’ultima: “Non c’è un’altra che prenderei ora, è ‘lei’ quella giusta”. E scherza dicendo che è un po’ come con le donne, la scelta è personale e devi trovare quella che piaccia a te, non agli altri”. “Oggi invece si tende a comprare la moto più venduta”, rincara la dose Michele. Inoltre “quando scegli il viaggio da intraprendere non devi pensare a te ma in primis alla tua moto, è lei che deve riportarti a casa. È lei la vera protagonista del viaggio, non tu”.

 


 


 

 

 



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