Santa Croce di Magliano, lunedì 08 ottobre 2018

     

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report


A cavallo e a piedi sulle “Vie della lana” tra chiese, siti millenari, terre selvagge e santuari del Gargano


 

 

“Settembre andiamo. E’ tempo di migrare/ Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori/ lascian gli stazzi e vanno verso il mare/ (…) E vanno pel tratturo antico al piano/ quasi per un erbal fiume silente/ su le vestigia degli antichi padri”. La poesìa di Gabriele D’annunzio, tratta da Alcyone, in questo caso diventa pretesto per ricordare le sensazioni liriche che si provano ripercorrendo le orme degli antichi padri, sulla scìa di uno spirito religioso che proviene da lontano. Sono state queste le emozioni provate all’inizio di settembre da parte dei tanti gruppi di cavalieri che quest’anno hanno celebrato il venticinquennale del pellegrinaggio a cavallo e a piedi - sul tratturo Celano - Foggia - con destinazione San Giovanni Rotondo in onore di Padre Pio.

Il punto di partenza - senz’altro attrezzato per questo tipo di itinerario - è stata l’area verde di Sant’Elena in Pantasia, a pochi passi da Santa Croce di Magliano. Qui, tra il verde che sopravvive sulla collina e l’incrocio dei tratturelli del circondario, s’impone l’omonima chiesetta rurale, un tempo frequentata da monaci, contadini, pastori e cavalieri, molto attivi su questo sito di origine longobarda. Don Pietro, parroco di San Giuliano, ha benedetto l’iniziativa davanti al sagrato, ricordando come sia importante la presenza umana nei luoghi solitari dove la voce dello spirito abbraccia, dà forza, incoraggia e sostiene chi intraprende un lungo e non facile viaggio, come i tanti pellegrini di una volta erano solito fare.

Promotori della manifestazione I Cavalieri del Tratturo sostenuti da I Cavalieri Angioini “Roberto de Firmitate” di Colletorto, impegnati, nel solco della tradizione, a riscoprire il paesaggio e i ritmi dettati dai calpestìi di un ancestrale passato. Con orgoglio e spirito di sacrificio è stato percorso per un lungo tratto il tratturo Celano- Foggia da non pochi cavalieri, grandi e piccoli, nel solco di una cultura rurale che in questi casi rivive i suoi evanescenti momenti di gloria.

Da Santa Croce di Magliano, dunque, in cammino verso Civitate, rievocando i non pochi ricordi di fame e di vita faticosa degli antichi padri, vivificati dagli incontri e dagli scambi che un tempo garantivano la sopravvivenza di quanti lo attraversavano. E da battaglie, come quella famosissima di Civitate che, proprio in questo luogo, nel 1053, diede vita al predominio dei Normanni sui Longobardi. In tal caso sono i ricordi - tirati fuori dai cassetti della memoria - a ridare volto ai riti, alle consuetudini, agli eventi antichi e alle atmosfere mistiche. Senza dubbio piena di vitalità la sosta presso l’area della Modonna del Ponte, Porta della Capitanata, in agro di San Paolo Civitate. Tra i ruderi della Taverna di Civitate e la chiesetta con la sua Madonna protettrice dei pastori, presso il Fortore, l’atmosfera è stata autentica - come si può vedere dalle foto - naturale e socializzante tra i gruppi provenienti da lontano. Qui - sulle mura diroccate - la cosiddetta panetta o Tavola della Taverna, un’iscrizione su tre panneli in pietra arenaria, ricorda nei dettagli il pedaggio in carlini o grana da pagare da parte chi transitava con carri, cavalli, pecore, bestie da soma e merce varia.

Curiosissima la declinazione dei pedaggi indicati in volgare: “Per salma di fiche, cetrangole, cipolle et altre robbe comestibili, di pane, grano, orcio, mele secche ed altri frutti un tornese; per centenaro di animali vaccino, vacche, engi e bufale carlini 5; per bove che si porta a vendere, pulietro a capezza, muletto indomito e cavallo ferrato grana due; per salma di panni cremonesi, di stamatta, di merciarie, di spetiaria e zaffira grana dieci; per salma di canovaccio di galla di piombo, vetrerie, di sapone, di bambace e bembacegna, di anguille et altri pesci salati, di vini, di rane e di abronzo tanto vecchio quanto nuovo, e di cera grano uno per salma. Non si esigga cosa alcuna per scasatura di casa e per qualsivoglia meretrice”. Erano esonerati dunque dal pedaggio pastori locati, preti e belle donne che sul tratturo vendevano il proprio corpo per rendere felice chi ne aveva bisogno. La Taverna di Civitate era un importante presidio di vigilanza voluto nel XV secolo da Alfonso d’Aragona, trasformato in “posta”, luogo di riposo e di ristoro per viandanti, usata in definitiva come Dogana della Mena delle Pecore durante la transumanza.

Un libro aperto sotto le stelle - dunque - ha rinnovato le pagine di un sapere dimenticato, fortemente legato al mondo degli armenti e degli animali. C’è la memoria dell’intimo con i suoi canti agro pastorali. Solo per un attimo c’è la nostalgìa di un mondo perduto dove l’anelito verso i buoni sentimenti si rinnova. Tacitamente riaffiora il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di leopardiana memoria, ritratto enigmatico, intriso di contemplazione, verso la bellezza della Luna, che promette e osserva da lontano il nostro cammino quotidiano. Uno scenario esaltante per il pensiero umano. Vissuto intensamente alle porte del Gargano, accanto agli animali, con un profilo idillìaco ricco di delicati legami. “Durante la notte - precisa Luca Boncristiano - non abbandono mai il mio animale. Preferisco dormire accanto a lui. Sentire il suo respiro e i suoi battiti. In definitiva la sua presenza per affrontare tranquillamente la nottata e allontanare, in questi casi, il fastidioso nervosismo dell’insonnia che può prenderti inaspettatamente nell’oscurità”.

Così, come d’incanto, son cresciuti i palpiti e le emozioni prima di ripartire per la successiva ed ultima destinazione. Raggiungere San Giovanni Rotondo da Bosco Rosso, dal punto altimetrico più alto, dove si domina a tutto campo la città, e dove le due chiese, vecchia e nuova si abbracciano tutto d’un colpo, ha regalato improvvisamente una visione inenarrabile. Qui, la sorpresa dell’Eterno, con i suoi zeffiri di pace, ti spinge in alto per cancellare ogni fremito, patema, cruccio o velleità di pensiero che avviliscono la condizione umana. Si è trattato di “un autentico bagno nella spiritualità più genuina, nella storia rurale e nella fede umile e gentile ” è stato evidenziato dai Padri Cappuccini che hanno accolto i cavalieri a conclusione del lungo viaggio in onore di Padre Pio.

Grazie ai nostri cavalieri puntualmente rivivono lo spirito dei pellegrini e alcune forme cultuali di una cultura transumante su cui la società attuale si mostra ancora troppo distratta. Si ringraziano le autorità di San Giovanni Rotondo, i frati del convento, i sindaci dei comuni interessati. In particolare le Associazioni di Volontariato di San Paolo Civitate, “Santa Cecilia” e “Superamento Handicap”, per aver promosso un’accoglienza a cuore aperto presso l’antico sito di Civitate. Il venticinquennale del pellegrinaggio a cavallo si deve a I Cavalieri del Tratturo, alla Federazione Italiana Turismo Equestre, a I Cavalieri Angioini di Colletorto. In testa ai gruppi equestri, provenienti anche da fuori regione, il presidente delle federazione molisana Paolo Santoianni, Bonifacio Di Iusto e Laura De Girolamo, esperti del Regio Tratturo, impegnati da anni a valorizzare questo magnifico percorso delle “Vie della Lana”, tra chiese, borghi e aree naturali. E a difenderlo da ogni azione demolitrice tesa a cancellare quanto di più prezioso oggi sopravvive.

 

 

 

 

 


 


 

 

 



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