Santa Croce di Magliano, giovedì 11 aprile 2019

     

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tradizioni


Quinta edizione di “Quarantane in piazza”
Pupe, pupatte e bambole per le vie di Santa Croce volano sempre più in alto


 

 

di Luigi Pizzuto

Santa Croce di Magliano  - Cento nubi rigonfie, arrotolate e nere. Cento silenzi di pupatte fiere. Vivaci e coloratissime, sospese tra cielo e terra, tra una parete, un balcone ed una finestra.
In questa cornice inattesa si è svolta la manifestazione “Quarantane in piazza” giunta alla Quinta edizione. Tanta gente - proveniente anche dai paesi limitrofi - si è riversata nel corso principale per seguire il giro delle tre chiese. Tante ragazze in fila indiana - vestite da Quarantane - hanno rinnovato così il culto antichissimo di questa bambola quaresimale che con le sue sette penne annuncia l’arrivo della Pasqua. Si tratta di una tradizione antichissima che si perde tra le pieghe del tempo.

Il corteo di tante Quarantane in carne ed ossa è partito da Piazza Marconi per ridare voce ad una cultura popolare - che - moltissime famiglie santacrocesi - senza tanto clamore - portano ogni anno nel proprio cuore. Prima tappa la centralissima Chiesa Greca, per l’occasione aperta al pubblico. Qui, in questo luogo di antica memoria, noto come Quarto dei Greci, si sono esibiti i bimbi della Scuola dell’Infanzia con un canto dedicato appunto alla Quarantana. “Jè rruvate Pasquarelle è sparite a pupattelle” di Antonio Martino si può definire l’inno dell’iniziativa. I ragazzi della Media - classi 1A 2A - con canti e balli hanno vivacizzato lo spettacolo, rievocando gli aspetti più curiosi di una interessante filosofìa di vita che ai più appare ancora come un enigma.

L’omaggio a questa singolare tradizione davanti alla Chiesa di San Giacomo è stato presentato dalla Scuola “La pizzicata” di Maria Martino. Ai piedi del campanile in pietra, tra amuleti rurali, simboli e piccole Quarantane totem, tra tarantella santacrocese e taranta di scuola professionale, la festa ha regalato al pubblico uno spettacolo piacevolissimo. Momento conclusivo Largo Chiesa Sant’Antonio. Qui si è svolta la rappresentazione teatrale in dialetto santacrocese. Protagonisti gli alunni e le ragazze della Media vestite da Quarantane - con tante Quarantane oscillanti in mano - portate in trionfo verso l’alto - realizzate con materiali di scarto dalle mamme. Il pezzo teatrale dal titolo “La Quarantana tra mitologìa, cultura pagana e spirito cristiano” ha raggiunto il cuore dei presenti nel momento in cui - in chiave ironica - hanno preso il “volo” - scendendo i gradini di un balcone - tante Quarantane - ancora sospese nelle viuzze strette dell’abitato. “In perifiria due Quarantane della famiglia Foschini - viene raccontato - guardano il cielo con le penne di tacchino”. “In Via Amore la Quarantana di Mattìa, zitta zitta ogni tanto fa la spia”. “All’angolo del Quartetto, la Quarantana di Torre Piscone da parecchio tempo soffre il vola vola. Sale sale, sola sola, con tre penne di pavone”. Il progetto si deve all’Omnicomprensivo Capriglione, sostenuto dal Comune, Pro Loco Quattro Torri, Associazione Musicando, Il Platano, La Taranta di Maria Martino. Tra le curiosità, una ragazza vestita con i colori dell’Albanìa ha indossato i costumi tradizionali di una Quarantana con sette gambe.

Interessante la scenografìa naturale di quest’anno in un angolo storico del luogo. La scenario del murales, dirimpetto alla Chiesa Madre, ha dato un tocco particolare allo spettacolo teatrale. A tutti si è imposta la bella immagine della Madonna dell’Adesso. Madre di tutte le donne e di tutte le genti. Realizzata da un gruppo di giovani artisti di Reggio Emilia, parte integrante di un percorso che si snoda da Tunisi a Bolzano. Come a Santa Croce, nei murales di queste città, la Madonna abbraccia e conforta le problematiche del luogo. Anche la Quarantana nasconde in sé uno spirito religioso che viene da lontano. Si narra che il suo nome si deve al vocabolo albanese “marocia”, “pupazza”. Derivante dal diminutivo di Maria. La storia s’intreccia così con l’altra sponda dell’Adriatico. Nell’area alloglotta molisana fu un gruppo di albanesi - che praticava il rito greco - a fondare l’abitato. Fino al Settecento il paese era chiamato “Santa Croce dei Greci”. Solo in seguito divenne Santa Croce di Magliano. Nel cielo delle Quarantane brilla, così, felicemente, il palpito più profondo di una storia antica.

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 



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